Due strumenti, due regole fiscali e soprattutto due modi diversi di far crescere il capitale. Quanto pesa l'aliquota ridotta del BTP e quanto vale il differimento fiscale dell'ETF?
Simulazione modificabile| BTP | ETF | |
|---|---|---|
| Guadagno lordo maturato | — | — |
| Imposte | — | — |
| Guadagno netto | — | — |
| Capitale finale netto | — | — |
Si calcola ogni anno il rendimento sempre sul capitale iniziale. Le cedole nette vengono sommate, ma non producono a loro volta interessi.
Esempio: 10.000 € al 3% netto per 20 anni → 16.000 €. Ogni anno si aggiungono sempre 300 €.
Quando gli interessi vengono reinvestiti, anche loro iniziano a generare rendimento. La crescita non è più lineare, ma esponenziale.
Esempio: 10.000 € al 3% per 20 anni → circa 18.061 €. Il rendimento si applica ogni anno a un capitale progressivamente maggiore.
Il simulatore cerca il rendimento annuo dell'ETF che, dopo la tassazione del 26% sulla plusvalenza finale, produce lo stesso capitale netto del BTP con cedole non reinvestite.
Se acquistato alla pari e rimborsato alla pari, il capitale nominale restituito non è un reddito. Il 12,5% colpisce le cedole e l'eventuale componente imponibile di plusvalenza.
Per un ETF azionario UCITS ordinario, in via generale il 26% si applica alla plusvalenza realizzata alla vendita, non all'intero controvalore. La composizione fiscale del fondo può però cambiare l'aliquota effettiva.
Un BTP detenuto a scadenza ha flussi contrattuali, salvo rischio emittente. Un ETF azionario ha rendimenti incerti, volatilità e rischio di perdita. Il confronto fiscale non rende equivalenti i due investimenti.