Simulazione realistica della copertura valutaria EUR/USD
Usa i cursori qui sotto per variare i principali fattori che influenzano il rendimento di un ETF statunitense riportato in euro:
Un ETF "hedged" amplia la sua offerta sottostante con un meccanismo di hedging valutario: al posto di lasciare il rendimento dell'investimento esposto all'andamento del cambio EUR/USD, il gestore entra in contratti forward mensili (o trimestrali) che impegnano a vendere dollari e comprare euro ad una scadenza futura fissata oggi. In questo modo il valore dell'ETF, espresso in euro, non varia se il dollaro si apprezza o si deprezza; solo il rendimento dell'indice USA rimane.
Dal punto di vista finanziario la copertura si ottiene prendendo in prestito la valuta che si detiene (USD) e investendo nella valuta di riferimento (EUR), o viceversa: il differenziale tra i tassi d'interesse delle due aree diventa il prezzo che si paga o si incassa per chiudere il forward. Questo spiega perché la copertura non è gratuita e varia con i tassi.
Se i tassi USA sono più alti di quelli europei, l'ETF paga un costo, perché per vendere dollari a termine deve offrire un prezzo leggermente più basso (il forward è solo un poco peggiore rispetto allo spot). Quando i due tassi sono molto vicini il costo è praticamente nullo; al contrario, se il tasso EUR supera quello USD si può addirittura avere un piccolo guadagno.
Espresso in formula molto semplificata:
Costo ≈ (Tasso USD − Tasso EUR) + 0,05‑0,10%
Il termine finale (0,05‑0,10%) rappresenta gli oneri di negoziazione e di rolling del contratto (rinnovo mensile o trimestrale). Nella pratica questo corrisponde a poche decine di punti base e viene già incorporato nella TER dell'ETF, perciò l'impatto sulla performance è molto contenuto.
Per mostrare un caso più realistico consideriamo un differenziale di tassi modesto. Un investitore europeo acquista un ETF sull'S&P 500 con 100 USD d’inizio anno. I parametri pesati sono:
Se a fine anno l'indice USA sale dell'8 % e il cambio spot rimane a 1,10, l'ETF hedged converte così: 100×1,08=108 USD che, venduti al tasso forward, diventano 108/1,104≈97,83 EUR. L'ETF non hedged, lasciando correre il cambio, finirebbe a 108/1,10=98,18 EUR. La differenza è ora soltanto 0,35 EUR su 100 – quindi circa 0,35 % di costo di copertura (0,5 % dal differenziale più ~0,05 % di rolling).
Questo esempio illustra come nella pratica la cifra pagata per la copertura sia spesso di pochi decimi di punto percentuale e quindi difficilmente “gonfiata”. Con tassi quasi allineati il costo può essere trascurabile o addirittura egativo, mentre in situazioni di ampio spread arriva a qualche punto base, sempre contenuto rispetto al rendimento dell'indice sottostante.
In ultima analisi, il costo di copertura rappresenta il prezzo per aggiungere stabilità valutaria al portafoglio: si paga (o si guadagna) il differenziale di tassi più le commissioni, ma si elimina la componente di rischio cambio.